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Leadership femminile e harassement: è l'ora di fare outing e cambiare le cose

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ITALY

Dopo gli ignobili attacchi al Presidente della Camera On. Laura Boldrini, è comune la condanna pubblica al linciaggio contro le donne nelle istituzioni. Purtroppo l'On. Boldrini non è la prima donna in posizione di leadership ad essere attaccata e linciata moralmente. Nè, temo, sarà l'ultima. È l'ora che oltre ad indignarsi si passi concretamente a fare qualcosa per cambiare.

Quel qualcosa si chiama outing e legislazione.

La triste realtà dei fatti in Italia - un paese dove fino al 1981 (!) erano previste dalla legislazione le attenuanti per il delitto d'onore - è che se sei donna e hai una posizione di qualche rilievo, il minimo che ti fanno chiaramente capire è che, in fondo, sei lì solo perché hai dato "qualcos'altro" in cambio. Alzi la mano quella donna in posizione di leadership che può dire, in tutta onestà, di non aver mai ricevuto commenti in tal senso più o meno espliciti, per tacer delle advances o delle pacche ben assestate.

Dobbiamo avere il coraggio di cominciare a denunciare queste cose pubblicamente. Non è facile, nel paese in cui nel 1998 fu negata una condanna per stupro anchè perchè la vittima portava i jeans... Troppo spesso, appena si sfiorano certi temi, scatta automatico nell'interlocutore il dubbio - esplicito o meno - che in fondo, in qualche modo, quelle advances e quei commenti te li sei cercati...

In questi due anni come Direttore dell'Isituto Italiano di Cultura a Bruxelles, ho per esempio dovuto subire battute e comportamenti che se fossi stata uomo non avrei mai sperimentato. In altri paesi, come per esempio in Belgio, la legge mi avrebbe protetto. Ma in Italia non esiste nè legislazione sul "sexual harassment", nè sull'"harcelement morale". Il fatto che non esista neanche una terminologia adeguata in italiano, la dice lunga in proposito. Quanto alla legge sul cosiddetto "mobbing" si applica solo laddove vi sia un danno fisico direttamente riconducibile al comportamento subito sul luogo di lavoro e quindi è assai difficile da provare.

La cosa più triste è che spesso sono le donne a non difendere le loro "sorelle". Il concetto di "sisterhood" proprio del mondo anglosassone, da noi è completamente sconosciuto. In Italia, troppo spesso le donne, una volta raggiunta una posizione di leadership, tendono a girarsi dall'altra parte. È l'ora di cambiare e di fare qualcosa.

Oggi, sull'onda dello sconcerto per gli attacchi al Presidente Boldrini, il momento è propizio.

Trasformiamo lo sdegno in legislazione. Avere la possibilità di difendersi in tribunale (e con tempi certi) è il primo passaggio fondamentale per cambiare le cose. Pensiamo a quanto sta avvenendo nei CDA dopo la legge Costa-Mosca sulle quote donna. C'è una petizione che chiede parità di genere nelle liste elettorali; sarebbe un passo importante. Ma soprattutto, c'e' bisogno di una legislazione che tuteli le vittime di harassment sessuale o morale - uomini o donne che siano - anche se le statistiche mostrano che in Italia le vittime sono in maggioranza donne.

Signore Deputate, oggi voi avete la possibilità di trasformare la vostra indignazione in azione concreta e cambiare, una volta per tutte, il nostro Paese. Costringete i vostri colleghi maschi a votare con voi una legislazione finalmente appropriata; se loro non ci stanno, fatelo voi. Cambiare si può, ma dipende soprattutto da noi e dal nostro coraggio di alzarci in piedi e combattere contro un sistema e degli usi che ormai non sono più sostenibili.