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05/25/2014 08:59 pm ET | Updated Jul 25, 2014

Renzi ora può ambire a sostituire Hollande in Europa. E fare quel che vuole in Italia

Un successo mai visto. Per il Pd e per il suo leader. Matteo Renzi ha portato il suo partito a una vittoria il cui livello a sinistra non è mai stato raggiunto, e che nella stessa storia del paese nel dopoguerra è stato toccato solo da un partito di massa come la Dc. Il Premier merita in questo momento da parte di tutti coloro che da anni votano a sinistra un grande evviva. Da questo momento è il padrone d'Italia, nel senso che può fare tutto. Tale livello di consenso tecnicamente lo scioglie da ogni laccio coalizionale. Di conseguenza cade però sulle sue spalle una responsabilità grande quanto la libertà acquisita.

L'entità della vittoria fornisce intanto all'Italia un ruolo rilevantissimo in Europa. Come finora non si era nemmeno potuto immaginare. Il voto europeo ha distrutto l'equilibrio su cui fin qui si è fondata l'Unione. Quel triangolo del Nord articolato nell'asse Franco-Tedesco con gioco esterno dell'Inghilterra. Ma proprio a Londra Farage ha umiliato Cameron, e la vittoria in Francia di Le Pen con conseguente crollo del Partito Socialista francese al terzo posto segna la rottamazione (è il caso di dirlo) della locomotiva Franco-Tedesca che finora ha trainato l'Europa. Nel voto complessivo per Bruxelles solo due partiti tradizionali vincono - uno è quello della Merkel e l'altro è il Pd di Matteo Renzi.

Nell'insieme tutto questo ha un significato preciso: l'Italia entra nel semestre europeo in una posizione di forza quale non avremmo immaginato fino a ieri. Questa Italia può oggi chiedere all'Unione quello che vuole in termini di nomine (per esempio la Presidenza?) e in termini di ridiscussione delle regole. Soprattutto, Renzi può ambire oggi a sostituire la Francia come interlocutore della Germania. Nella creazione di un inedito asse fra Nord e Sud dell'Europa. Se c'è qualcosa da cambiare in Europa, e ce n'è molto, questa volta il Premier Italiano ha tutti gli strumenti per farlo.

Altrettanto grandi sono ora le possibilità che si aprono per lui e per il Pd in Italia. Non ci sarà certo domani una crisi di governo, ma, come si diceva, il risultato finale di questa elezione non solo libera Palazzo Chigi da ogni necessità di fare alleanze, ma in certo senso lo obbliga a farlo. Le larghe intese che Renzi ha ereditato da Letta si sono sciolte, come si vede dai magri numeri di Ncd e Scelta Civica. E il crollo di Silvio Berlusconi rende a questo punto incomprensibile, oltre che non necessario, l'appoggio del vecchio leader al progetto di riforme. Per paradosso, insomma, l'attuale governo , con tutte le sue alleanze, si sveglia ridotto a non più di un guscio. Come farà Palazzo Chigi a governare dentro questo guscio vuoto?

Vedremo. Non dovrebbe essere però difficile. Renzi potrebbe pensare a elezioni il prossimo anno. O potrebbe più semplicemente fare quel che vuole, tenendo lì le statue di cera in cui si sono trasformati i suoi alleati, per quel che ormai contano. Di che natura sarà un governo così ampio? Fin dalle prime ore dopo le elezioni è stata evocata la Dc, come si diceva. Evocata nel senso positivo, come metro di misura per le dimensioni della vittoria. Il richiamo ha però anche un aspetto pericoloso - la Dc, proprio grazie alle sue dimensioni, ha sempre governato come una forza interclassista, e conservatrice.

Renzi invece ha una sola strada - procedere nel cambiamento . Il voto che ha preso dalla sinistra ha infatti premiato soprattutto il "rottamatore". Renzi deve continuare a cambiare anche per una seconda ragione. Il partito da cui è stato più sfidato in questa corsa elettorale , il M5S, anche se non è andato bene come pensava, rimane una forza consolidata, la seconda dopo il Pd. E anche se , per ipotesi, il movimento di Grillo sotto i contraccolpi della sconfitta, si sciogliesse, le domande e gli umori che M5S ha raccolto non sono destinati a sciogliersi. Il movimento non si rassegnerà a questo risultato, non rinuncerà affatto al suo ruolo. È probabile che a questo punto accentuerà il suo profilo antisistema, tentando di stringere al suo ruolo di partito interclassista, " la nuova Dc" appunto. Il neo bipolarismo italiano, di cui parlavamo nel blog precedente, può diventare una scontro fra sistema e antisistema. Renzi non può trascurare questo suo seppur indebolito avversario che rappresenta un settore rilevante della società. C'è un solo modo dunque per rispondere a tutte le sfide che la vittoria elettorale porta con sé: che Renzi mantenga il suo profilo "di lotta e di governo", come si sarebbe detto in altri anni.

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